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Giovanni nacque intorno al 1480 da Anna e Francesco Cozza in quel di Castrovillari.

Fin da tenera età vestì il cilicio e subì numerose vessazioni da parte di entità demoniache. All’età di 14 anni, in seguito ad un voto formulato dai genitori perché guarisse da una grave infermità, indossò l’abito dei frati minori osservanti per poi professare, al termine dell’anno di noviziato, la regola dell’ordine minorita. Col tempo divenne suddiacono e diacono ma, quando si prospettò per lui l’ordinazione sacerdotale, seguendo le orme dell’Assisate e del contemporaneo Francesco da Paola, non se ne sentì degno e ritornò nel convento da cui era partito, munito di credenziali, alla volta del vescovo che avrebbe dovuto ordinarlo .

La vita di quest’umile frate fu scandita anzitutto dalla penitenza e dalla preghiera: digiunava infatti a pane ed acqua mercoledì, venerdì e sabato, avendo per giaciglio la nuda terra.

Da uno dei suoi biografi (P.Vincenzo O.F.M al secolo Francesco Guagnano) apprendiamo che il beato Giovanni amava il silenzio e la solitudine orante, prediligendo conventi lontani dai rumori del mondo, in particolare quello di Santa Maria delle Grazie in Petilia Policastro. Solo verso gli ultimi anni di vita Giovanni fu mandato nel convento di san Lucido, a quei tempi contrada poverissima del paolano, ove invitò parecchi alla conversione servendosi del dono della lettura dei cuori che gli permetteva di conoscere le colpe più segrete dei penitenti assieme alle circostanze che ne avevano reso possibile la realizzazione.

Giovanni ebbe anche il dono della profezia tanto da riuscire a predire il giorno esatto della sua morte nonché il trasferimento della sua salma a Cosenza quattro anni dopo nello stesso periodo in cui San Lucido sarebbe stata saccheggiata dai corsari turchi.

Ciò che puntualmente si realizzò. Giovanni morì infatti il 16 aprile del 1530 quando provinciale dei frati minori della Calabria era il Padre Ludovico Sorrenti d’Amantea. Questi, soprattutto in virtù delle pressioni esercitate su di lui da un potente nobiluomo dell’aristocrazia cosentina, affetto da penosi dolori articolari, dispose che la salma di Giovanni fosse traslata presso la Chiesa di San Francesco d’Assisi a Cosenza. Ma più che il tumulto della popolazione di San Lucido fu un prodigio che ne impedì la realizzazione: il corpo del beato Giovanni divenne talmente pesante che nessuno riuscì a smuoverlo.

Intervenne allora nuovamente il Padre Provinciale che, facendo leva sull’obbligo di obbedienza che Giovanni non aveva mai infranto durante la sua vita terrena, scrisse una lettera che fece mettere tra le mani del defunto diacono. Fatto sta che, al pari di quanto era successo per il corpo di santa Caterina trasportato da Alessandria sul Monte Sinai, il corpo del Diacono Giovanni Cozza si trovò all’istante, preceduto da un fulgore e dal suono delle campane, al centro della navata della Chiesa di san Francesco d’Assisi a Cosenza come annotato da tanti testimoni oculari dell’epoca e, soprattutto, dal notabile cosentino che guarì immediatamente dal suo male.

Oggi il corpo mummificato del beato riposa in suddetta Chiesa posto in una nicchia ricavata tra un angolo della navata laterale e l’ingresso della sagrestia.

 



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