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Domenica, 16 Aprile 2017, Pasqua, messa solenne del Papa
  Pasqua, messa solenne del Papa: "Bisogna soccorrere nuovi schiavi. Basta conflitti" PRIMA il grido di vergogna, lanciato dal Colosseo nella Via Crucis del...   Leggi tutto

Venerdì, 14 Aprile 2017, Giovedì Santo. Viaggio fra i detenuti di Paliano
  La Messa in "Coena Domini" con la lavanda dei piedi fra i collaboratori di giustizia e i malati di tubercolosi. Parlano il vescovo di Palestrina, Domenico...   Leggi tutto

Giovedì, 13 Aprile 2017, Via Crucis, Papa Francesco
Via Crucis, Papa Francesco: "Vergogna per sangue innocente di donne, bambini, migranti" Così il Pontefice ha concluso la celebrazione al Colosseo,...   Leggi tutto

Mercoledì, 01 Marzo 2017, La Parola è un dono. L’altro è un dono
  Cari fratelli e sorelle, la Quaresima è un nuovo inizio, una strada che conduce verso una meta sicura: la Pasqua di Risurrezione, la vittoria di Cristo...   Leggi tutto

Giovedì, 01 Gennaio 2015, Il Papa all’Angelus: pace sempre possibile, sua radice è la preghiera
“In questo primo giorno dell’anno, nel clima gioioso del Natale, la Chiesa ci invita a fissare lo sguardo sulla Madre di Gesù”. E’ quanto affermato da...   Leggi tutto

Giovedì, 01 Gennaio 2015, Il Papa all’Angelus: pace sempre possibile, sua radice è la preghiera
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Giovedì, 25 Dicembre 2014, Messaggio del Santo Padre e Benedizione "Urbi et Orbi" nella Solennità del Natale
                    Alle ore 12 di oggi, Solennità del Natale del Signore, dalla Loggia Centrale della Basilica Vaticana il Santo Padre Francesco,...   Leggi tutto

Giovedì, 25 Dicembre 2014, Bambini vittime degli Erode di oggi: il Papa Urbi et Orbi
Gesù trasformi l’indifferenza in vicinanza, il rifiuto in accoglienza: è la preghiera di Papa Francesco al saluto Urbi et Orbi, in cui ricorda le lacrime...   Leggi tutto

Giovedì, 25 Dicembre 2014, Al mondo serve tenerezza: così il Papa alla Messa di Natale
La tenerezza di Dio, la sua umiltà e la sua pazienza verso gli uomini: al centro delle parole di Papa Francesco alla Santa Messa della notte di Natale, nella...   Leggi tutto

Giovedì, 25 Dicembre 2014, Omelia del Papa per la Messa della Notte di Natale.
Papa Francesco ha celebrato nella Basilica Vaticana la Messa della Notte nella Solennità del Natale del Signore. Pubblichiamo di seguito il testo integrale...   Leggi tutto

Giovedì, 25 Dicembre 2014, Natale in Cattedrale
"Le luminarie della città di Cosenza fra qualche giorno non ci saranno più. Rimarrà a splendere la nostra luce di Cristiani?". Lo ha detto questa sera nella...   Leggi tutto

Mercoledì, 24 Dicembre 2014, Appello di pace da Betlemme, migliaia i pellegrini in Terra Santa
Un accorato appello di pace si è levato dalla Basilica della Natività a Betlemme, dove il patriarca latino di Gerusalemme Fouad Twal ha celebrato la Messa...   Leggi tutto

Martedì, 31 Dicembre 2013, Il Quotidiano del 31/12/2013
  articolo de "Il Quotidiano della Calabria" del 31 dicembre 2013   Leggi tutto

Domenica, 29 Dicembre 2013, Papa Francesco Angelus 29 dicembre 2013
  Festa della Santa Famiglia di Nazareth Piazza San Pietro Domenica, 29 dicembre 2013   Cari fratelli e sorelle, buongiorno! In questa prima domenica dopo...   Leggi tutto

Giovedì, 26 Dicembre 2013, Papa Francesco Angelus 26 dicembre 2013
Festa di Santo Stefano ProtomartirePiazza San Pietro Giovedì, 26 dicembre 2013   Cari fratelli e sorelle buongiorno. Voi non avete paura della pioggia,...   Leggi tutto

Mercoledì, 25 Dicembre 2013, Papa Francesco Messaggio Urbi et Orbi
MESSAGGIO URBI ET ORBI DEL SANTO PADRE FRANCESCO NATALE 2013 Mercoledì, 25 dicembre 2013   «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli...   Leggi tutto

Domenica, 13 Ottobre 2013, Papa Francesco 13 ottobre 2013 Giornata Mariana
In centomila a San Pietro per la Giornata Mariana. Il Papa: "Non si può essere cristiani a singhiozzo" Il Pontefice ha celebrato la messa davanti la statua...   Leggi tutto

Domenica, 06 Ottobre 2013, Papa Francesco Angelus 6 ottobre 2013
Il Papa durante l'Angelus prega per vittime di Lampedusa Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Prima di tutto voglio rendere grazie a Dio per la giornata che ho...   Leggi tutto

Lunedì, 30 Settembre 2013, Papa Francesco Messa 29 settembre 2013
SANTA MESSA PER LA "GIORNATA DEI CATECHISTI" Chi corre dietro al nulla diventa lui stesso nullità 1. «Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si...   Leggi tutto

Domenica, 22 Settembre 2013, Papa Francesco Visita Cagliari 22 settembre 2013
Il Papa a Cagliari incontra i lavoratori: "Signore, insegnaci a lottare per il lavoro"  CAGLIARI - "Signore, insegnaci a lottare per il lavoro". E' la...   Leggi tutto

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“In questo primo giorno dell’anno, nel clima gioioso del Natale, la Chiesa ci invita a fissare lo sguardo sulla Madre di Gesù”. E’ quanto affermato da Papa Francesco all’Angelus aggiungendo che la pace è sempre possibile e la sua radice è la preghiera. All’inizio di un nuovo anno, ha poi soggiunto, ci fa anche bene “ricordare il giorno del nostro Battesimo”. 

Il Battesimo - ha detto il Santo Padre invitando a ricordare il giorno in cui siamo stati battezzati - “ci innesta come membra vive in Cristo e ci inserisce nella sua Chiesa”. Grazie al Battesimo – ha spiegato - “siamo stati introdotti nella comunione con Dio e non siamo più in balia del male e del peccato”. E poi riferendosi a dei cartelli sulla pace esposti in Piazza San Pietro, ha detto:

La pace è sempre possibile
“Questa prossimità di Dio alla nostra esistenza ci dona la vera pace: la pace, il dono divino che vogliamo implorare specialmente oggi, Giornata Mondiale della Pace. Io leggo lì: 'La pace è sempre possibile'. Sempre è possibile la pace! Dobbiamo cercarla… E di là? 'Preghiera alla radice della pace'. La preghiera è proprio la radice della pace. La pace è sempre possibile e la nostra preghiera è alla radice della pace. La preghiera fa germogliare la pace. Oggi Giornata Mondiale della Pace, 'Non più schiavi, ma fratelli': ecco il Messaggio di questa Giornata. Perché le guerre ci fanno schiavi, sempre! Un messaggio che ci coinvolge tutti".

Il Santo Padre ha poi invitato tutti a promuovere la pace:

“Tutti siamo chiamati a combattere ogni forma di schiavitù e a costruire fraternità. Tutti, ciascuno secondo la propria responsabilità. E ricordate bene: la pace è possibile! E alla radice della pace, sempre c’è la preghiera. Preghiamo per la pace. Anche ci sono quelle belle scuole di pace, scuole per la pace… Dobbiamo andare avanti con questa educazione per la pace”.

La grazia vince la mentalità legalistica
Cristo, ha aggiunto il Papa, “ha assunto la condizione umana liberandola dalla chiusa mentalità legalistica”:

“La legge infatti, privata della grazia, diventa un giogo insopportabile, e invece di farci bene ci fa male. Gesù diceva: 'Il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato. Ecco allora il fine per cui Dio manda il suo Figlio sulla terra a farsi uomo: una finalità di liberazione, anzi di rigenerazione. Di liberazione per riscattare coloro che erano sotto la legge e il riscatto avviene con la morte di Cristo sulla croce”.

Campane di pace
Dopo la preghiera dell’Angelus, il Pontefice ha ricordato in particolare “la marcia nazionale che si è svolta ieri a Vicenza e la manifestazione “Pace in tutte le terre”, promossa a Roma e in numerose città del mondo. Poi, grazie al collegamento con Rovereto, in Trentino, sono risuonati in piazza San Pietro i rintocchi della campana denominata “Maria Dolens”, realizzata in onore dei caduti di tutte le guerre e benedetta dal Beato Paolo VI nel 1965:

“Che sia l’auspicio che mai più vi siano guerre – mai più le guerre! - ma sempre desiderio e impegno di pace e di fraternità tra i popoli. Buon anno a tutti. Sia un anno di pace – di pace! - nell’abbraccio di tenerezza del Signore e con la protezione di Maria, Madre di Dio e Madre nostra”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alle ore 12 di oggi, Solennità del Natale del Signore, dalla Loggia Centrale della Basilica Vaticana il Santo Padre Francesco, prima di impartire la Benedizione «Urbi et Orbi», ha rivolto il tradizionale Messaggio natalizio ai fedeli presenti in Piazza San Pietro e a quanti lo hanno ascoltato attraverso la radio e la televisione.

Questo il testo del Messaggio del Santo Padre per il Natale 2014:

Messaggio del Santo Padre

 

Cari fratelli e sorelle, buon Natale!

Gesù, il Figlio di Dio, il Salvatore del mondo, è nato per noi. E’ nato a Betlemme da una vergine, realizzando le antiche profezie. La vergine si chiama Maria, il suo sposo Giuseppe.

Sono le persone umili, piene di speranza nella bontà di Dio, che accolgono Gesù e lo riconoscono. Così lo Spirito Santo ha illuminato i pastori di Betlemme, che sono accorsi alla grotta e hanno adorato il Bambino. E poi lo Spirito ha guidato gli anziani Simeone e Anna, umili, nel tempio di Gerusalemme, e loro hanno riconosciuto in Gesù il Messia. «I miei occhi hanno visto la tua salvezza» - esclama Simeone - «salvezza preparata da [Dio] davanti a tutti i popoli» ( Lc 2,30).

Sì, fratelli, Gesù è la salvezza per ogni persona e per ogni popolo!

A Lui, Salvatore del mondo, domando oggi che guardi i nostri fratelli e sorelle dell’Iraq e della Siria che da troppo tempo soffrono gli effetti del conflitto in corso e, insieme con gli appartenenti ad altri gruppi etnici e religiosi, patiscono una brutale persecuzione. Il Natale porti loro speranza, come ai numerosi sfollati, profughi e rifugiati, bambini, adulti e anziani, della Regione e del mondo intero; muti l’indifferenza in vicinanza e il rifiuto in accoglienza, perché quanti ora sono nella prova possano ricevere i necessari aiuti umanitari per sopravvivere alla rigidità dell’inverno, fare ritorno nei loro Paesi e vivere con dignità. Possa il Signore aprire alla fiducia i cuori e donare la sua pace a tutto il Medio Oriente, a partire dalla Terra benedetta dalla sua nascita, sostenendo gli sforzi di coloro che si impegnano fattivamente per il dialogo fra Israeliani e Palestinesi.

Gesù, Salvatore del mondo, guardi quanti soffrono in Ucraina e conceda a quell’amata terra di superare le tensioni, vincere l’odio e la violenza e intraprendere un nuovo cammino di fraternità e riconciliazione.

Cristo Salvatore doni pace alla Nigeria, dove altro sangue viene versato e troppe persone sono ingiustamente sottratte ai propri affetti e tenute in ostaggio o massacrate. Pace invoco anche per altre parti del continente africano. Penso in particolare alla Libia, al Sud Sudan, alla Repubblica Centroafricana e a varie regioni della Repubblica Democratica del Congo; e chiedo a quanti hanno responsabilità politiche di impegnarsi attraverso il dialogo a superare i contrasti e a costruire una duratura convivenza fraterna.

Gesù salvi i troppi fanciulli vittime di violenza, fatti oggetto di mercimonio e della tratta delle persone, oppure costretti a diventare soldati; bambini, tanti bambini abusati. Dia conforto alle famiglie dei bambini uccisi in Pakistan la settimana scorsa. Sia vicino a quanti soffrono per le malattie, in particolare alle vittime dell’epidemia di Ebola, soprattutto in Liberia, in Sierra Leone e in Guinea. Mentre di cuore ringrazio quanti si stanno adoperando coraggiosamente per assistere i malati ed i loro familiari, rinnovo un pressante invito ad assicurare l’assistenza e le terapie necessarie.

Gesù Bambino. Il mio pensiero va a tutti i bambini oggi uccisi e maltrattati, sia a quelli che lo sono prima di vedere la luce, privati dell’amore generoso dei loro genitori e seppelliti nell’egoismo di una cultura che non ama la vita; sia a quei bambini sfollati a motivo delle guerre e delle persecuzioni, abusati e sfruttati sotto i nostri occhi e il nostro silenzio complice; e ai bambini massacrati sotto i bombardamenti, anche là dove il figlio di Dio è nato. Ancora oggi il loro silenzio impotente grida sotto la spada di tanti Erode. Sopra il loro sangue campeggia oggi l’ombra degli attuali Erode. Davvero tante lacrime ci sono in questo Natale insieme alle lacrime di Gesù Bambino!

Cari fratelli e sorelle, che lo Spirito Santo illumini oggi i nostri cuori, perché possiamo riconoscere nel Bambino Gesù, nato a Betlemme dalla Vergine Maria, la salvezza donata da Dio ad ognuno di noi, ad ogni uomo e a tutti i popoli della terra. Il potere di Cristo, che è liberazione e servizio, si faccia sentire in tanti cuori che soffrono guerre, persecuzioni, schiavitù. Che con la sua mansuetudine questo potere divino tolga la durezza dai cuori di tanti uomini e donne immersi nella mondanità e nell’indifferenza, nella globalizzazione dell’indifferenza. Che la sua forza redentrice trasformi le armi in aratri, la distruzione in creatività, l’odio in amore e tenerezza. Così potremo dire con gioia: "I nostri occhi hanno visto la tua salvezza".

Con questi pensieri, buon Natale a tutti! 

La tenerezza di Dio, la sua umiltà e la sua pazienza verso gli uomini: al centro delle parole di Papa Francesco alla Santa Messa della notte di Natalenella Basilica Vaticana. Il Papa ha sottolineato che arroganti e superbi sono incapaci di accogliere il Signore. Il servizio di Isabella Piro:

Gesù è il “bambino-sole che rischiara l’orizzonte sorgendo dall’alto”: è questo il miracolo che si contempla nella notte di Natale. Ma per vederlo, dobbiamo aprire il nostro cuore. Così il Papa apre la sua omelia, in una Basilica Vaticana gremita di fedeli, mentre altrettanto numerosi sono quelli che seguono la celebrazione all’esterno, attraverso i maxi-schermi allestiti in Piazza San Pietro. Ricorda, il Pontefice, che luce di Dio “penetra e dissolve la più densa oscurità”, “cancella il peso della sconfitta e la tristezza della schiavitù e instaura la gioia e la letizia”.

La pazienza di Dio nei confronti degli uomini
Violenze, guerre, odio e sopraffazione – continua il Papa – non hanno portato Dio a rinunciare all’uomo. Il Signore ha continuato ad aspettare, con pazienza:

“Lungo il cammino della storia, la luce che squarcia il buio ci rivela che Dio è Padre e che la sua paziente fedeltà è più forte delle tenebre e della corruzione. In questo consiste l’annuncio della notte di Natale. Dio non conosce lo scatto d’ira e l’impazienza; è sempre lì, come il padre della parabola del figlio prodigo, in attesa di intravedere da lontano il ritorno del figlio perduto. E tutti i giorni, con pazienza. La pazienza di Dio”.

Dio umile, innamorato delle nostre piccolezze
Ma c’è anche un altro segno che connota Dio: è la sua umiltà, “l’amore con cui ha assunto la nostra fragilità, la nostra sofferenza, le nostre angosce, i nostri desideri ed i nostri limiti”:

“Il messaggio che tutti aspettavano, quello che tutti cercavano nel profondo della propria anima, non era altro che la tenerezza di Dio: Dio che ci guarda con occhi colmi di affetto, che accetta la nostra miseria, Dio innamorato della nostra piccolezza”.

Il mondo ha bisogno di tenerezza, bontà e mansuetudine
Ed è allora che il Papa pone al cuore dell’uomo un interrogativo: come accogliamo la tenerezza di Dio? Ci lasciamo raggiungere da Lui o gli impediamo di avvicinarsi? “La cosa più importante – ribadisce il Pontefice – è lasciare che sia Lui a trovarci, ad accarezzarci con amorevolezza”.

“Permetto a Dio di volermi bene? E ancora: abbiamo il coraggio di accogliere con tenerezza le situazioni difficili e i problemi di chi ci sta accanto, oppure preferiamo le soluzioni impersonali, magari efficienti ma prive del calore del Vangelo? Quanto bisogno di tenerezza ha oggi il mondo! La risposta del cristiano non può essere diversa da quella che Dio dà alla nostra piccolezza. La vita va affrontata con bontà, con mansuetudine”.

Arroganti e superbi incapaci di accogliere Dio
Tenerezza, prossimità, mitezza: questa la preghiera che dobbiamo rivolgere al Signore, continua Papa Francesco, così che possiamo vedere la sua “grande luce”, quella stessa che videro, duemila anni fa, i puri di cuore:

“La vide la gente semplice, disposta ad accogliere il dono di Dio. Al contrario, non la videro gli arroganti, i superbi, coloro che stabiliscono le leggi secondo i propri criteri personali, quelli che assumono atteggiamenti di chiusura”.

Eseguito l’Et incarnatus est di Mozart
Durante la celebrazione, per desiderio del Pontefice,  al momento del “Credo” è stato eseguito l’ “Et incarnatus est” della Messa in Do minore di Mozart. Ad eseguirlo è stata l’Orchestra Sinfonica di Pittsburgh guidata dal direttore austriaco, Manfred Honeck. La voce solista è stata Chen Reiss, soprano di origini israeliane. Un canto struggente, che il Papa ha ascoltato in ginocchio, raccolto in preghiera.

Al termine della Messa, invece, il Pontefice ha preso tra le braccia la statua del Bambinello posta davanti all’Altare della Confessione e, in processione, l’ha portata fino al Presepe allestito in Basilica, nella Cappella della Presentazione. Ad accompagnarlo, anche dieci bambini in abiti tradizionali, provenienti da diversi Paesi del mondo: Corea, Filippine, Italia, Belgio, Libano e Siria.

Gesù trasformi l’indifferenza in vicinanza, il rifiuto in accoglienza: è la preghiera di Papa Francesco al saluto Urbi et Orbi, in cui ricorda le lacrime di tanti nel mondo: vittime di “guerre, persecuzioni, schiavitù”. In particolare parla dei bambini, "vittime degli Erode di oggi". Torna a denunciare il silenzio complice di tanti e la globalizzazione dell'indifferenza.  Il figlio di Dio è la salvezza, dice Francesco, pregando perché “tolga la durezza dai cuori di tanti uomini e donne”. Il Papa parla a oltre 80.000 persone raccolte in Piazza San Pietro. Il servizio di Fausta Speranza:

“Gesù è la salvezza per ogni persona e per ogni popolo”: la speranza del Natale è forte nelle parole di Francesco che però ricorda che “tante lacrime ci sono in questo Natale insieme con le lacrime di Gesù”. Papa Francesco, ricordando la gioia della nascita del Figlio di Dio, Salvatore del mondo, ricorda che “sono le persone umili, piene di speranza nella bontà di Dio, che accolgono Gesù e lo riconoscono”. In tante situazioni sembra prevalere “l’indifferenza, il rifiuto”, l’odio, la violenza. Il cuore del Papa Francesco è vicino innanzitutto ai bambini:

"Gesù Bambino. Il mio pensiero va a tutti i bambini oggi uccisi e maltrattati, sia a quelli che lo sono prima di vedere la luce, privati dell’amore generoso dei loro genitori e seppelliti nell’egoismo di una cultura che non ama la vita; sia a quei bambini sfollati a motivo delle guerre e delle persecuzioni, abusati e sfruttati sotto i nostri occhi e il nostro silenzio complice; e ai bambini massacrati sotto i  bombardamenti, anche là dove il figlio di Dio è nato".

La denuncia di Papa Francesco è forte e chiara, e ribadita: 

"Ancora oggi il loro silenzio impotente grida sotto la spada di tanti Erode. Sopra il loro sangue campeggia oggi l’ombra degli attuali Erode". 

L'invocazione e la preghiera: 

 “Gesù salvi i troppi fanciulli vittime di violenza, fatti oggetto di mercimonio e della tratta delle persone, oppure costretti a diventare soldati;bambini, tanti bambini abusati. Dia conforto alle famiglie dei bambini uccisi in Pakistan la settimana scorsa”.

L’attenzione del Papa è per tutti quelli che soffrono: nomina l’Iraq, la Siria, il Medio Oriente, la Nigeria e altri focolai di conflitto nel continente africano, l'Ucraina. E poi “i gruppi etnici e religiosi che patiscono una brutale persecuzione”, i malati e in particolare le vittime di ebola.  

“Il potere di Cristo, che è liberazione e servizio, si faccia sentire in tanti cuori che soffrono guerre, persecuzioni, schiavitù”.

E’ l’appello affinchè le persone sofferenti siano raggiunte dall’amore di Dio. Ma c’è poi la preghiera accorata a Dio perché tocchi i cuori di tanti distratti osservatori o responsabili:

“Che con la sua mansuetudine questo potere divino tolga la durezza dai cuori di tanti uomini e donne immersi nella mondanità e nell’indifferenza, nella globalizzazione dell’indifferenza. Che la sua forza redentrice trasformi le armi in aratri, la distruzione in creatività, l’odio in amore e tenerezza”.

Dunque il pensiero preciso a diverse situazioni, innanzitutto Iraq e Siria:

“A Lui Salvatore del mondo domando oggi che guardi i nostri fratelli e sorelle dell’Iraq e della Siria che da troppo tempo soffrono gli effetti del conflitto in corso e, insieme con gli appartenenti ad altri gruppi etnici e religiosi, patiscono una brutale persecuzione”.

“Il Natale porti loro speranza – dice Francesco - , come ai numerosi sfollati, profughi e rifugiati”.

“Quanti sono ora nella prova possano ricevere i necessari aiuti umanitari per sopravvivere, alla rigidità dell’inverno, fare ritorno nei loro Paesi e vivere con dignità.

E dunque l’appello perché le cose in Medio Oriente cambino:

“Possa il Signore aprire alla fiducia i cuori e donare la sua pace a tutto il Medio Oriente, a partire dalla Terra benedetta dalla sua nascita, sostenendo gli sforzi di coloro che si impegnano fattivamente per il dialogo fra Israeliani e Palestinesi”.

Poi il pensiero alla martoriata Nigeria:

“Cristo Salvatore doni pace alla Nigeria, dove altro sangue viene versato e troppe persone sono ingiustamente sottratte ai propri affetti e tenute in ostaggio o massacrate. Pace invoco anche per altre parti del continente africano”.

E il Papa nomina anche la Libia, il Sud Sudan, la Repubblica Centroafricana e varie regioni della Repubblica Democratica del Congo. Anche qui l’appello concreto: “chiedo a quanti hanno responsabilità politiche – dice Francesco - di impegnarsi attraverso il dialogo a superare i contrasti e a costruire una duratura convivenza fraterna”.

E la speranza per l'Ucraina perchè "Gesù conceda a quell’amata terra di superare le tensioni, vincere l’odio e la violenza e intraprendere un nuovo cammino di fraternità e riconciliazione". 

Nella preghiera per le vittime di ebola, in particolare in Liberia, Sierra Leone, Guinea, c’è l’appello perché “siano assicurate l’assistenza e le terapie necessarie” ma anche un ringraziamento sentito per quanti si stanno adoperando coraggiosamente”.

Davvero per tutti, la preghiera di Francesco: “che lo Spirito Santo illumini i nostri cuori perché possiamo riconoscere nel Bambino Gesù, la salvezza donata da Dio a ogni uomo”.

Papa Francesco ha celebrato nella Basilica Vaticana la Messa della Notte nella Solennità del Natale del Signore. Pubblichiamo di seguito il testo integrale dell’omelia:

«Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse» (Is 9,1). «Un angelo del Signore si presentò [ai pastori] e la gloria del Signore li avvolse di luce» (Lc 2,9). Così la liturgia di questa santa notte di Natale ci presenta la nascita del Salvatore: come luce che penetra e dissolve la più densa oscurità. La presenza del Signore in mezzo al suo popolo cancella il peso della sconfitta e la tristezza della schiavitù, e instaura la gioia  e la letizia.

Anche noi, in questa notte benedetta, siamo venuti alla casa di Dio attraversando le tenebre che avvolgono la terra, ma guidati dalla fiamma della fede che illumina i nostri passi e  animati dalla speranza di trovare la “grande luce”. Aprendo il nostro cuore, abbiamo anche noi la possibilità di contemplare il miracolo di quel bambino-sole che rischiara l’orizzonte sorgendo dall’alto.

L’origine delle tenebre che avvolgono il mondo si perde nella notte dei tempi. Ripensiamo all’oscuro momento in cui fu commesso il primo crimine dell’umanità, quando la mano di Caino, accecato dall’invidia, colpì a morte il fratello Abele (cfr Gen 4,8). Così, il corso dei secoli è stato segnato da violenze, guerre, odio, sopraffazione. Ma Dio, che aveva riposto le proprie attese nell’uomo fatto a sua immagine e somiglianza, aspettava. Egli ha atteso talmente a lungo che forse ad un certo punto avrebbe dovuto rinunciare. Invece non poteva rinunciare, non poteva rinnegare sé stesso (cfr 2 Tm 2,13). Perciò ha continuato ad aspettare con pazienza di fronte alla corruzione di uomini e popoli.

Lungo il cammino della storia, la luce che squarcia il buio ci rivela che Dio è Padre e che la sua paziente fedeltà è più forte delle tenebre e della corruzione. In questo consiste l’annuncio della notte di Natale. Dio non conosce lo scatto d’ira e l’impazienza; è sempre lì, come il padre della parabola del figlio prodigo, in attesa di intravedere da lontano il ritorno del figlio perduto.

La profezia di Isaia annuncia il sorgere di una immensa luce che squarcia il buio. Essa nasce a Betlemme e viene accolta dalle mani amorevoli di Maria, dall’affetto di Giuseppe, dallo stupore dei pastori. Quando gli angeli annunciarono ai pastori la nascita del Redentore, lo fecero con queste parole: «Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Lc 2,12). Il “segno” è l’umiltà di Dio portata all’estremo; è l’amore con cui, quella notte, Egli ha assunto la nostra fragilità, la nostra sofferenza, le nostre angosce, i nostri desideri e i nostri limiti. Il messaggio che tutti aspettavano, quello che tutti cercavano nel profondo della propria anima, non era altro che la tenerezza di Dio: Dio che ci guarda con occhi colmi di affetto, che accetta la nostra miseria, Dio innamorato della nostra piccolezza.

In questa santa notte, mentre contempliamo il Bambino Gesù appena nato e deposto in una mangiatoia, siamo invitati a riflettere. Come accogliamo la tenerezza di Dio? Mi lascio raggiungere da Lui, mi lascio abbracciare, oppure gli impedisco di avvicinarsi? “Ma io cerco il Signore” – potremmo ribattere. Tuttavia, la cosa più importante non è cercarlo, bensì lasciare che sia Lui a trovarmi e ad accarezzarmi con amorevolezza. Questa è la domanda che il Bambino ci pone con la sua sola presenza: permetto a Dio di volermi bene?

E ancora: abbiamo il coraggio di accogliere con tenerezza le situazioni difficili e i problemi di chi ci sta accanto, oppure preferiamo le soluzioni impersonali, magari efficienti ma prive del calore del Vangelo? Quanto bisogno di tenerezza ha oggi il mondo!

La risposta del cristiano non può essere diversa da quella che Dio dà alla nostra piccolezza. La vita va affrontata con bontà, con mansuetudine. Quando ci rendiamo conto che Dio è innamorato della nostra piccolezza, che Egli stesso si fa piccolo per incontrarci meglio, non possiamo non aprirgli il nostro cuore, e supplicarlo: “Signore, aiutami ad essere come te, donami la grazia della tenerezza nelle circostanze più dure della vita, donami la grazia della prossimità di fronte ad ogni necessità, della mitezza in qualsiasi conflitto”.

Cari fratelli e sorelle, in questa notte santa contempliamo il presepe: lì «il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce» (Is 9,1). La vide la gente semplice, disposta ad accogliere il dono di Dio. Al contrario, non la videro gli arroganti, i superbi, coloro che stabiliscono le leggi secondo i propri criteri personali, quelli che assumono atteggiamenti di chiusura. Guardiamo il presepe e preghiamo, chiedendo alla Vergine Madre: “O Maria, mostraci Gesù!”.



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